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19.5 La scienza di Strampelli e il Fascismo

Il monopolio dei grani Strampelli nella cerealicoltura italiana tra le due guerre

L’escalation dei frumenti Strampelli fu davvero straordinaria, e non ebbe esempi confrontabili nel mondo.
È sufficiente ricordare che all’inizio della battaglia del grano i frumenti Strampelli erano coltivati su meno del 3% della superficie nazionale, dato che già nel 1932 salì ad oltre il 30%, e nel 19439-40 superò il 50 %.
In poco più di un decennio Strampelli rivoluzionò completamente la granicoltura nazionale, e il dato diventa ancor più macroscopico se si tiene conto che nel contraltare del circa il 42 % di superficie coltivata in altro modo, sono contenute sia le vecchie varietà frumentarie, che ancora nel 1930 erano utilizzate su circa il 63% della superficie nazionale, sia le varietà create a Bologna da colui che tra le due guerre fu l’antagonista di Strampelli, e cioè Francesco Todaro che seguiva il metodo della selezione genealogica, sia altri frumenti prodotti dalle decine di istituti di ricerca e sperimentazione che operavano sul territorio nazionale, ed in ultimo, anche molte varietà create sulla base della scuola di pensiero di Strampelli.
Come scrisse più tardi Ugo De Cillis, l’esperienza di Strampelli fu unica sia per i risultati raggiunti, sia per i tempi con cui furono raggiunti, in aperta contraddizione con il normale trend dell’introduzione dei risultati ottenuti attraverso la ricerca genetica che presuppongono tempi di adeguamento e adattamento decisamente più dilatati.

Testi tratti dal libro
La scienza del grano. Nazareno Strampelli e la granicoltura italiana tra le due guerre
di Roberto Lorenzetti
Roma, Mibac-Dga, Studi e ricerche, 2000.