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18.1 L’esperienza in Argentina

L’inizio

C’è una pagina pressoché ignota della vicenda scientifica di Nazareno Strampelli, della quale egli non amava parlare molto, ed è la sua esperienza in Argentina.
Non ne fa mai cenno nelle sue pur scarse pubblicazioni, né la menziona in quel resoconto della sua esperienza di lavoro redatto nel 1932 (1), quasi avesse voluto cancellarne le tracce, tanto che anche chi, dopo la sua morte, ha ricordato la sua opera, o non ne parla affatto, o né fa solo un fugace
riferimento. (2)
Eppure fu un momento importante, che non solo contribuì ad accreditare ulteriormente l’immagine di Strampelli sul piano internazionale, ma che gli consentì anche di seguire direttamente l’applicazione dei suoi grani su un territorio diverso e di straordinaria importanza cerealicola.
I rapporti tra Nazareno Strampelli e l’America Latina iniziano nel 1919 quando Marco Dutto, che in Uruguay operava come Tefe de la Inspecion Veterinaria del dipartimento di Sorian (Mercedes), fece da tramite tra lo scienziato reatino e il prof Boerger, direttore dell’Istituto Fitotecnico di Estanziela, per la realizzazione di sperimentazioni di vari prodotti (lino, frumento, orzo ecc.) da svolgersi a Rieti, mentre in Uruguay si sarebbe avviata una sperimentazione del Carlotta definito “assolutamente incomparabile". ( 3)
In Cile i grani Strampelli erano già stati introdotti da tempo, tanto che i frumenti Orofen e Rulofen largamente diffusi in America Latina, ma più tardi anche in Cina, altro non erano che le creazioni in linea diretta del Mentana..
Dal Brasilie arrivarono a Strampelli importanti proposte che egli però rifiutò, mentre il primo approccio con l’Argentina lo ebbe attraverso quella vivace rete di circolazione di notizie proprio del mondo dell’ emigrazione italiana che ricopriva un ruolo di potere di tutto rilievo nell’ambiente economico sudamericano. (4)
Nel maggio del 1919 Carlo Meschini, segretario della sezione argentina della Società degli Agricoltori Italiani, inviò a Strampelli una lunga lettera nella quale gli propose di esporre a Buenos Aires i suoi grani, e di tenere un ciclo di lezioni all’università della stessa città. (5)
Nella lettera Meschini fa riferimento al premio concesso a Strampelli dall’Accademia dei Lincei, e dell’eco che tale avvenimento aveva avuto nel mondo agricolo italo-argentino.
Molti giornali ne avevano parlato, ed egli, che si definiva allievo di Strampelli, si era impegnato a far pubblicare la relazione del prof. Cuboni su varie riviste, e a redigere un saggio in proposito per gli Annali della Sociedad Rural Argentina.
Ma il nocciolo della lettera de Meschini a Strampelli era un’altro.
Egli gli comunicò che si stava formando una società di import export finanziata dal Banco Francese e Italiano per l’America del Sud, emanazione diretta della Banca Comerciale Italiana.
La società avrebbe esportato verso l’Italia animali, grano, sangue disseccato, farina di carne, ossa, cenere di ossa ecc. ed avrebbe importato trattori, macchine agricole, macchine per caseifici e sementi.
Di fatto Meschini proponeva a Strampelli di entrare nell’affare, e lo fece prima diplomaticamente:
Non conosco quale sia la sua posizione (parlo dal punto di vista commerciale) in detto Istituto, ma in ogni modo si desidererebbe che lei fosse il mediatore fra i venditori delle sue sementi
Poi diventò più esplicito, e gli propose di essere lui stesso il venditore delle sementi che venivano prodotte a Rieti: "...meglio ancora se le due persone potessero confondersi per quel che riguarda a noi in un una sola persona che fosse il prof. Nazzareno Strimpelli".
Lo mise poi in guardia da altre richieste in questo senso che sarebbero arrivate dall’Argentina, suggerendogli di “...diffidare da tutte”, ricordandogli il caso del prof. Berlese che aveva trovato la soluzione contro i danni provocati dalla diaspis per la quale il l governo argentino aveva offerto un premio di 50 mila pesos
Il legno prospaltellizzato ideato dal prof. Barlese riuscì a risolvere il problema, ma a quanto riferisce Meschini, egli non ricevette mai il premio in denaro del governo argentino.
Quindi, secondo Meschini, nessuno meglio di lui e della SAI avrebbero potuto tutelare gli interessi materiali e morali di Strampelli in Argentina e per dimostrargli la consistenza dell’operazione, gli chiese di inviargli una consistente quantità di grano, 2000 q.li suddivisi tra Apulia, Carlotta Strampelli , Baionetta, Dauno, che sarebbero stati commercializzati dalla società in formazione
Meschini era stato più volte a Rieti a visitare i campi sperimentali, ed aveva capito l’importanza di quello che veniva creato nel laboratorio di Campomoro, ed ora proponeva a Strampelli di utilizzare l’Argentina come area di applicazione concreta dei suoi frumenti sottolineandogli come "In questo paese agricolo per eccellenza, le sue creazioni possono trovare delle applicazioni sbalorditive".
Non conosciamo quale atteggiamento assunse Strampelli davanti a tale proposta che per altro offriva buoni elementi di credibilità anche per la presenza nel consiglio di amministrazione della SAI di Buenos Aires di Moldo Montanari che era stato maestro di Strampelli, ma di certo l’invito di Meschini giungeva in un momento particolare della sua vicenda scientifica.
Siamo nel 1919, l’anno di fondazione dell’Istituto Nazionale di Genetica, ed egli era totalmente assorbito in questa direzione, tanto da rifiutare un importante occasione come questa che avrebbe dato uno spessore internazionale alla sua opera.
I rapporti con l’Argentina in ogni caso proseguirono, e l’ambiente agrario italo-argentino continuò ad investire sulla figura di Strampelli, al di là della sua presenza in Argentina, tanto che tre anni dopo, nel 1922, egli ricevette un dispaccio dalla legazione argentina in Italia con il quale gli si comunicava il testo di un telegramma giunto da Buenos Aires:

Il Ministero di Agricoltura argentino desidera vivamente che il Professore Nazzareno Strampelli venisse alla brevità possibile a l’Argentina, approfittando al prossimo raccolto di grano perché possa dare il suo giudizio sulle varietà que (sic) si coltivano 6

Il ministro dell’agricoltura voleva che Strampelli si recasse in Argentina entro il mese di dicembre 1923, e chiedeva lui quali condizioni poneva per tale incarico.
Questa volta Strampelli parti per l’Argentina, e il lavoro fatto dal mondo agrario italiano a Buenos Aires deve essere stato estremamente incisivo, viste le accoglienze che ricevette dal governo argentino, con forme generalmente riservate ad alte personalità politiche.
Si formarono addirittura due comitati, il primo d’onore presieduto dallo stesso capo del governo argentino Marcello de Alvear, e di cui facevano parte il ministro di Agricoltura Tommaso Le Breton, l’ambasciatore italiano conte Giuseppe Colli di Felizzano, il console generale d’Italia Francesco de Velutilis, il sindaco di Buenos Aires Carlo Noel, il presidente del consiglio deliberante Tedin Oriburu, il presidente della Società rurale Pietro Pages, il presidente della Banca di commercio Guglielmo Padilla, il presidente della borsa dei cerali Raul Elluverry, e poi i decani delle università di Buenos Aires e della Plata , i presidenti delle società italiane, ed altre personalità del mondo agricolo e economico argentino.
L’altra commissione era esecutiva, ed era presieduta dal prof. Alessandro Tedeschi, ed aveva a disposizione una segreteria di cinque membri, e un consiglio di 30, formato da alti funzionari e rappresentanti del mondo agricolo e economico italo-argentino. (7 )
Tutti i giornali argentini, ed in modo particolare quelli italo-argentini, dedicarono all’arrivo di Strampelli uno spazio centrale, spesso in prima pagina (8)
I comitati lavoravano per preparare una accoglienza di gran tono, e questa divenne una ulteriore occasione nella quale far emergere le profonde discrasie interne al complesso e variegato mondo italo-argentino.
Prima dell’ arrivo di Strampelli i comitati si riunirono presso il circolo italiano di Buenos Aires per annunciare il programma dei festeggiamenti, e in quell’ occasione non vennero invitati ne il quotidiano socialista L’Italia del Popolo, ne il settimanale repubblicano L’Amico del Popolo.
Lo stesso giorno dell’arrivo di Strampelli a Buenos Aires, il 6 dicembre 1922, L’Italia del Popolo pubblicò un lungo e indignato articolo dal titolo Per l’imparzialità di fronte alla scienza nel quale protestava vivacemente per tale esclusione. (9)
Il bersaglio era Alessandro Tedeschi, presidente del comitato organizzativo:
Avete dunque, come membro dell’officialismo coloniale, agito colla solita parzialità propria dell’officialismo,il più settario. […] la scienza è imparziale , signor professor Tedeschi. La scienza non è ne monarchica ne repubblicana, non è ne cattolica ne protestante, non è ne socialista ne anarchica. Per questo voi avreste dovuto, almeno in questo caso, far vedere che apprezzate e valutate la scienza come è necessario valutarla: avreste dovuto essere superiore alle meschinità che affliggono la nostra collettività chiamando anche il nostro giornale che è il giornale degli operai e dei lavoratori, ad unirsi all’omaggio all’uomo insigne che viene in questo paese come in una missione di cultura e di intelligenza.
Poi, a sottolineare che la polemica era esclusivamente politica, e non riguardasse affatto la figura di Strampelli, a fianco di questo, pubblicò un altro breve articolo, L’arrivo del prof. Strampelli., nel quale venne sottolineato un fatto fondamentale, e cioè che Strampelli arrivava in Argentina non per l’azione della comunità italo-argentina, ma per volontà dello stesso governo argentino.
Il prof. Strampelli, direttore della stazione esperimentale agricola di Rieti, autore di importanti scoperte scientifiche nei campi dell’agraria e dell’agricoltura, è uno dei pochi - vorremmo dire l’unico - italiano che viene in questo giovane paese non a portarci la voce della patria lontana, ma - chiamato dal governo argentino - a dare i frutti del suo lungo, instancabile lavoro, delle sue esperienze, del suo sapere nel campo del vero benessere sociale.
Prendendo le distanze da quanto si stava muovendo intorno a Strampelli in Argentina, il quotidiano socialista concludeva:
Sinceramente e semplicemente, senza associarci a pompe ed ostentazioni di sorta, porgiamo oggi il nostro cordiale saluto all’uomo che impiegato gli anni migliori della sua vita nello studio d’una scienza che è la base fondamentale della prosperità e della economia dei popoli, allo scienziato silenzioso e modesto che con titanica operosità e purissima fede nell’avvenire ha scoperto pei nostri lavoratori del campo, nuove fonti produttive, nuove vie e nuovi orizzonti. Prof. Strampelli siate il benvenuto.
In effetti l’esperienza di Strampelli in Argentina venne accompagnata da un enfasi, generata e tenuta viva dal comitato, che andò ben al di là dello specifico incarico che egli aveva ricevuto.
Su di essa si giocò la partita dell’orgoglio italiano, ma anche l’investimento governativo verso l’ ipotesi di una vera e propria svolta economica del paese.
Divenne un fatto di costume, ma anche un terreno sul quale traslare il confronto politico interno alla comunità italo-argentina.
Divenne anche una occasione per diversi faccendieri, mettendo in luce il particolarismo imprenditoriale di quegli italiani che non erano emigrati in Argentina per fame, ma per fare facili affari, con operazioni spesso mediate da commistioni con l’apparato governativo argentino, come nel caso di Pacifico Toscano che vedremo meglio in seguito.
A sottolineare l’aspettativa che si aveva in Argentina, Il 6 dicembre 1922 il Secolo XIX, pubblicò in prima pagina la notizia dell’arrivo di Strampelli a Buenos Aires (10), e qualche giorno dopo La Patria degli Italiani, al fianco di un articolo che parlava del fanatismo femminile verso Mussolini, e del suo frach, pubblicava sempre in prima pagina, una lunga intervista a Regina Pacini de Alvear, moglie del presidente della repubblica Argentina, sulla personalità e il fascino dello scienziato italiano che essa aveva voluto conoscere. (11)
Tutto era fatto per mantenere vivo l’ interesse dell’ opinione pubblica verso il lavoro di Strampelli, ed anche un banchetto che si teneva in suo onore meritava lunghi articoli sui giornali ( 12 ), cosi come una sua visita alla banca commerciale dove venne ricevuto dal presidente e dall’intero consiglio di amministrazione. (13)
Questo imbarazzava Strampelli, notoriamente schivo a manifestazioni rivolte alla sua persona, tanto che appena sbarcato a Buenos Aires, e trovatosi davanti alle sfarzose accoglienze che il comitato aveva organizzato, dichiarò ad un giornalista :"Io sono un lavoratore e non un uomo politico che ha bisogno di certe manifestazioni" (14 )
Il Giornale d’Italia lo descrive come:
Schivo e modesto sul serio, uomo di scienza, completamente dedicato allo studio, egli rifugge dai complimenti inutili. Ma ha la sublime e santa coscienza del bene che fa, del bene che la sua missione di studioso può e deve dare all’Italia ed al mondo: non concepisce perciò le distrazioni e ricorda con nostalgia il suo campo sperimentale, i suoi studi momentaneamente interrotti. Non a se stesso, ma in quello che di positivo egli può trovare, osservare costatare, annette importanza. (15 )
Strampelli viene visto in Argentina come uno dei più illustri personaggi italiani che potesse essere sbarcato in quel paese, fino al punto che la stampa nazionale italo-argentina pretendeva da lui opinioni sugli argomenti più disparati della situazione italiana.
Nell’intervista che Gregori pubblicò sulla prima pagina del Giornale d’Italia, c’ è l’aspettativa di avere opinioni in merito al fascismo da poco nato, alla politica estera italiana, alla questione del prestito fatto al Cile.
Aspettative che vennero puntualmente deluse da Strampelli che, come era suo costume, non usci mai dal suo specifico scientifico.
L’Argentina aveva sempre affascinato Strampelli, ed egli lo ammette senza riserve.
C’ era una tensione particolare "…che io stesso non mi so spiegare", dichiarava Strampelli, e malgrado la conoscenza che aveva di questo paese, rispetto alla sue grandi estensioni pianeggianti, la verifica dal vero superava ogni immaginazione.
"Ma pensi - riferiva Strampelli al suo interlocutore - io sono racchiuso da lustri in un piccolo mondo immenso: quello della natura, di una parte della natura. Ebbene questa grande visione ch’ io ho della vita s’è allargata qui senza limite in forme che mi sbalordiscono".
Poi si soffermò sugli italiani in Argentina evitando di affrontare problemi dell’ immigrazione e della situazione interna alla comunità italo-argentina, ma scherzosamente sostenendo che era facilissmo riconoscere un campo agricolo italiano tra mille, e poi sulle famiglie italiane: "S’immagini che in una sola famiglia ho contato 49 bambini! Una sessantina di persone in tre sole generazioni, e tutte vive e vegete. Meraviglie, figliolo"
Anche nel periodo in cui egli intraprese il suo viaggio nelle province interne, abbandonando la cerimonialità che gli veniva riservaa a Buenos Aires, non solo i suoi spostamenti erano seguiti quotidianamente, ma la stampa pubblicava articoli sulla sua attività in Italia, e perfino Rieti divenne oggetto di curiosità per gli argentini.
Emblematica in questo senso è la lunga intervista a Roberto Godoy pubblicata sulla Nacion del 26 dicembre 1922. (16)
Godoy era considerato tra i maggiori agronomi esperti in granicoltura dell’Argentina, e per lungo tempo aveva diretto il centro regionale agrario della Pampa.
Egli era stato inviato in missione ufficiale a Rieti dal governo Argentino, e aveva quindi preso atto del lavoro che Strampelli svolgeva a Campomoro.
Era quindi la persona più indicata a fornire qualche notizia in più all’ opinione pubblica argentina ormai coinvolta nella vicenda scientifica di Strampelli, e soprattutto sulle speranze di crescita economica che grazie a lui poteva trarre quel paese.
Godoy raccontò la sua esperienza a Rieti insieme a Strampelli, i risultati dei suoi lavori, la sua tecnica innovativa unica al mondo, e rassicurava gli argentini rispetto al lavoro che egli stava svolgendo:

El pais puede estar seguro que de esta visita recogerà beneficio. El prof. Strampelli tan ilustre como modesto, no ha salido da Rieti en vano. Hai que saber lo quel el ama su voluntarlo enclerro para poder valorar suconducta. La mayor aspiraciòn de este generoso y fecundo obreo de la prodocion es lograr que Italia consiga suprimir la importacion de cereales, mediante el aumento de sus rendimentos, i luego morir en Rieti. Rieti es su pasion, Rieti es su Paraiso.

Testi tratti dal libro
La scienza del grano. Nazareno Strampelli e la granicoltura italiana tra le due guerre
di Roberto Lorenzetti
Roma, Mibac-Dga, Studi e ricerche, 2000.