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15. L’Associazione riproduttori sementi

Strampelli e le strutture per la diffusione dei suoi grani

La tenuta S. Pastore rappresentò la base per la nascita a Rieti dell’Associazione riproduttori sementi, la cui originaria denominazione fu quella di Associazione reatina sementi.
Già nel 1905 Strampelli aveva intuito l’importanza di un coordinamento nella commercializzazione dei suoi grani.
Al tempo la preoccupazione principale era quella delle continue frodi cui era soggetto il Rieti originario che avevano causato anche una drastica riduzione delle richieste, ed egli aveva stimolato la nascita dell’Unione produttori grano da seme allo scopo di rilanciare sul mercato nazionale la commercializzazione del prodotto, ma, probabilmente, anche con l’idea di utilizzare successivamente tale struttura per diffondere i suoi grani.
Una operazione difficile, che andava a contrastare con i particolarismi dai quali i proprietari dell’agro reatino sembravano non riuscire a liberarsi, tanto da fargli scrivere al Ministro di agricoltura che il suo progetto di “ disciplinare detto commercio”, onde affrontare il problema del “discredito rispetto alla genuinità d’origine del prodotto venduto su questa piazza”, incontrava “ostacoli attualmente insormontabili, per il fatto che molti si sentono lesi, e non lievemente nei loro interessi.”
L’occasione si ebbe nel 1914 quando Strampelli presentò il suo frumento Carlotta che venne subito adottato dal principe Potenziani nelle sue tenute della valle reatina.
I risultati furono sorprendenti. Nella tenuta S. Pastore il Carlotta produsse un incremento di produzione di 2,40 q.li per ettaro, in quella delle Comunali l’incremento fu addirittura di 8,4 q.li, nel podere di S. Mauro 7,32 q.li e cosi via, con una media di accrescimento produttivo calcolata in 5,41 q.li per ettaro.
L’anno successivo l’Unione, presieduta dallo stesso principe Potenziani, decise di affiancare alla vendita del Rieti originario anche quella del Carlotta Strampelli che ebbe un successo straordinario in tutta la penisola. 117
Negli anni seguenti iniziarono a crescere le richieste del Carlotta, considerato una sorta di grano miracoloso, e diminuirono progressivamente quelle del Rieti originario.
Solo alcuni proprietari reatini, a cominciare dai Potenziani, intuirono che era tempo di modificare l’assetto delle produzioni dei loro fondi, e iniziarono a produrre esclusivamente il Carlotta, immettendolo poi nel mercato nazionale e ottenendone elevati riscontri economici.
La maggioranza dei proprietari rimase ancorata alla produzione del Rieti originario e, facendo leva su una lieve flessione delle richieste del nuovo frumento, dovuta al fatto che se ne fece un utilizzo esagerato, anche in zone non idonee, iniziarono a ritenere che il lavoro di Strampelli avrebbe prodotto progressivi danni all’economia reatina.
Nel 1923 si arrivò ad una vera e propria spaccatura interna all’Unione produttori grano da seme, fino al punto da estromettere Strampelli e tutti coloro che avrebbero coltivato i suoi grani.
Quindi, proprio quando i grani Strampelli si stavano affermando in Italia, la maggioranza dei proprietari terrieri del reatino decise di rimanere ancorata al prodotto da sempre utilizzato, e votarono la trasformazione della denominazione dell’associazione in Unione produttori grano da seme Rieti originario, segnandone in modo inequivocabile il campo di azione, tanto che da essa erano esclusi aprioristicamente tutti gli agricoltori che non avessero scelto di coltivare esclusivamente il Rieti originario.
In una nota sulla pubblicazione “La Regione Sabina”, l’Unione sostenne con spirito chiaramente polemico con la Cattedra sperimentale: che "Il Rieti originario è il più antico grano da seme, e, nonostante le novità di questi ultimi anni, resta e resterà sempre vittorio-so per la sua resistenza alla ruggine".
Il principe Potenziani, che al tempo la presiedeva , insieme a pochi altri proprietari, uscì dall’Unione per fondare, insieme a Corrado Peroni, e sotto la guida di Nazareno Strampelli l’Associazione Reatina Sementi legalmente costituita l’ otto giugno 1924.
A presiederla fu ancora una volta il principe Potenziani, mentre la direzione tecnica fu affidata a Bernardino Giovannelli, vicedirettore della Stazione sperimentale di granicoltura, e più stretto collaboratore di Nazareno Strampelli.
Con la concessione dell’esclusiva della produzione fatta dalla Stazione all’ARS, il connubio tra i due organismi fu completo, e Strampelli riuscì finalmente avere a disposizione una struttura attraverso la quale controllare direttamente il processo di moltiplicazione e distribuzione dei suoi frumenti.
Il riscontro nazionale fu enorme, tanto che nel 1925 l’ARS riuscì a smerciare la totalità dei grani Strampelli prodotti, 2752 quintali, a fronte una richiesta complessiva che superava i diecimila quintali.
Nel contesto della battaglia del grano venne emanato un decreto legge (d.l 3-1-1926) che stimolava la nascita consorzi e associazioni per la produzione e distribuzione di sementi elette.
I contributi concessi erano notevoli, fino al 50 per cento delle spese di impianto, compresi i fabbricati necessari, ma tale provvedimento riguardava esclusivamente le strutture di nuova costituzione, e quindi l’Associazione reatina sementi, nata appena due anni prima, ne rimaneva esclusa.
L’ unica possibilità era quella di sciogliere l’associazione e costituirne una nuova, cosa che avvenne nel febbraio 1926 quando nacque L’Associazione riproduttori sementi, che conservava la stessa sigla, ARS del precedente ente.
Subito dopo si tentò di ricucire i rapporti tra il nuovo organismo e l’Unione produttori grano da seme Rieti originario, ma all’ inizio senza successo, tanto che ad una ventilata ipotesi di fusione, l’Unione diramò una circolare ai propri soci che aveva il sapore di un vero e proprio anatema.
Nessuno avrebbe dovuto allacciare rapporti con i rappresentati dell’ARS, che agivano in "sleale concorrenza", pena l’espulsione dall’associazione.
Mario Marcucci, podestà di Rieti indisse nel giugno 1926 una riunione tra tutti i proprietari dell’agro reatino che segnò l’inizio di un progressivo decadimento della vecchia Unione in quanto molti soci decisero di aderire al nuovo organismo riconosciuto e finanziato dalla stato all’interno del quale avrebbero per altro potuto liberamente continuare a produrre il Rieti originario.
Tre anni dopo l’ARS costruì all’inizio dell’attuale asse di viale Maraini, un moderno complesso destinato alla selezione e commercializzazione dei grani, sia di quelli creati da Nazareno Strampelli, sia del Rieti originario.
Cosi nel suo catalogo tornò l’antico frumento tipico della valle reatina che incontrava ancora numerosi estimatori in Italia, tanto che nel 1926 se ne vendettero ben 1824,45 quintali, poco meno della quantità complessiva delle sementi Strampelli Carlotta, Varrone, Ardito, Mentana,Villa Glori ed altre, per un complesso di 2078,80, quintali anche se va detto che negli anni successivi i grani Strampelli presero decisamente il sopravvento tanto che nel 1929, a fronte di una vendita di Rieti originario di 1072 quintali, i gran Strampelli smerciati dall’ARS furono di 4450,71 q.li.
Tali dati non rendono comunque pieno merito ai frumenti creati a Campomoroi, anzi sarebbero perfino fuorvianti, se non si tiene conto che mentre la disponibilità del Rieti originario superava abbondantemente la domanda, con i grani Strampelli si riusciva a soddisfare solo in minima parte le richieste che pervenivano da ogni parte d’Italia e successivamente del mondo.
Nel 1929, ad esempio, vennero venduti 1072,70 quintali di Rieti originario, a fronte di una disponibilità di 1500 q.li. Discorso diametralmente inverso per i grani Strampelli.
Del Carlotta le richieste ammontarono a 568 q.li ma la disponibilità era solo di 368, ancor più macroscopica fu la situazione per l’Ardito, i cui 315 quintali venduti, soddisfacevano solo in minima parte le ordinazioni che ammontarono a 1287 q.li, e per il Villa Glori ,296,32 q.li venduti contro richieste per 1805 q.li.
In sintesi, per citare solo i dati di quell’anno, la disponibilità di razze elette Strampelli era di 4450,71 q.li a fronte di richieste che ammontarono a 8657,80 q.li, mentre per il Rieti originario la disponibilità superò la domanda di circa 430 q.li .
Tutto questo mette in marcata evidenza la scarsa propensione dei proprietari reatini a modificare il loro modo di produrre, e una diffidenza verso le innovazioni che Strampelli creava nel suo laboratorio di Campomoro che resistettero anche davanti alla concreta possibilità di maggiori guadagni, e l’Unione produttori grano da seme originario, continuò in qualche modo a sopravvivere, pur se le richieste del grano autoctono reatino scendevano progressivamente.
Nel 1925, per decantare le qualità del Rieti originario, l’Unione fece redigere da Francesco Palmegiani un opuscolo che, per impostazione e contenuti sembra più appartenere a quella pubblicistica di metà ottocento con la quale il prodotto reatino si era conquistato uno spazio di rilievo nella granicoltura italiana.
La verità era che ormai i grani di razza eletta Strampelli stavano progressivamente sostituendo i frumenti tradizionali e, semmai una alternativa poteva esistere a questi, andava ricercata nei frumenti derivati dal sistema di ricerca alternativo a quello di Nazareno Strampelli, cioè a dire quello della selezione genealogica professato da Francesco Todaro che per diffondere i suoi grani aveva creato in Emilia la Società bolognese produttori sementi, alter ego dell’ARS reatina.
Due scuole di pensiero quella di Todaro e Strampelli che caratterizzarono la granicoltura italiana del tempo, e tra le quali, come vedremo, prevalse alla fine quella dello scienziato reatino.
La discrasia tra l’Unione e l’ARS era tale che quando ci si rese conto che le richieste del Rieti originario precipitarono, fino al punto da mettere in discussione la stessa esistenza dell’Unione, questa, anziché tornare sui suoi passi, incaricò Marco Michahelles, allievo del Todaro, di avviare un percorso di selezione genealogica del frumento reatino, e adottò quale prodotto di vendita il Rieti Todaro fam.11, come a dire, proprio nel cuore dell’esperienza scientifica di Strampelli, ci fu chi ritenne opportuno investire sulla scuola alternativa.
Corrado Peroni, al tempo direttore della sezione reatina della Cattedra ambulante per la Sabina, che lavorò a lungo per cercare di ricucire i rapporti tra l’Unione e l’ARS, cosi si esprimeva nel 1929:
Non pochi granicoltori reatini rimasti completamente sordi ad ogni sollecitazione mirante ad ottenere la loro adesione all’ARS, restarono e restano ancora avvinti alla vecchia Unione […] rileviamo solo l’errore madornale in cui essa è caduta credendo che in tal guisa fosse possibile una rivalorizzazione del Rieti originario e il poter dar forma ad un monopolio di grani da seme di razza eletta….originaria reatina. Riconoscerà l’Unione, l’errore in cui è stata trascinata dalla cieca ostinazione in errati concetti sul reale valore dei diversi tipi di frumento e derivante – nella migliore delle ipotesi – da un non sostenibile spirito di campanilismo?
Che questo atteggiamento di ostilità nei confronti delle innovazioni prodotte da Strampelli abbia avuto un peso pratico lo testimonia l’ evidente contraddizione in cui Rieti si trovò nel 1931 quando venne additata dal duce come una delle province con minor produttività frumentaria del Paese.
Il capo del governo non intendeva certamente sottolineare le misere condizioni economiche della nuova provincia laziale per correre in suo soccorso, ne manifestare preoccupazione per la scarsità dei raccolti della provincia, se non altro per l’insignificante incidenza sul dato complessivo nazionale, quanto sottolineare una evidente contraddizione.
L’occasione della citazione fu una sua relazione al Comitato permanente del grano in cui sintetizzava i risultati raggiunti dalla “battaglia” in quell’anno.
Quella collocazione in coda alla graduatoria nazionale insieme a Reggio Calabria, Nuoro e Frosinone, aveva il sapore di un rimprovero, e della sottolineatura della contraddizione che il luogo dove erano nati i cosiddetti grani della vittoria creati da Nazareno Strampelli, era quello che manifestava reticenza ad utilizzarli, restando legato a vecchie e superate concezioni agricole.
Certo, il territorio reatino per conformazione morfologica, con appena 43.800 ettari coltivati a frumento su 104.600 seminativi, su un totale della superficie di 260.667 ha di superficie territoriale, non poteva competere con altre zone d’Italia, soprattutto se si tiene conto che le aree realmente produttive erano i 3000 ettari della pianura reatina, i poco più che 600 della piana del Tevere, e i 2800 collinari della bassa Sabina.
Per il resto solo aree montane, nelle quali raggiungere elevate rese non era di certo un compito agevole.
In ogni caso la citazione in negativo di Mussolini, che di certo non si poteva mettere in discussione, se non altro perché era assolutamente vera, funzionò come una vera e propria doccia fredda nell’ambiente agrario locale.
A tentare di spiegare il fenomeno fu Corrado Peroni sul "Giornale di agricoltura della domenica" del 6 dicembre 1931 il quale, da buon mediatore quale era, fece carte false per non ricondurre la vicenda alla diatriba tra l’ARS e l’Unione, e alle conseguenze che questa aveva generato spingendo gran parte degli agricoltori locali a restare ancorati anacronisticamente al Rieti originario anziché adottare, come era accaduto in quasi tutte le province italiane, le razze elette che Strampelli aveva creato proprio su quel colle di Campomoro adiacente alla città, e che riproduceva nel sottostante campo sperimentale vicino al Velino, e moltiplicava nella tenuta di Piedifiume acquisita dal principe Potenziani.
Compito arduo quello di Peroni, fattostà che nel lungo articolo egli non citò mai ne il Rieti originario ne Nazareno Strampelli, ne tantomeno la vicenda ARS-Unione.
Egli iniziò con un preciso atto dovuto nei confronti del duce:
L’incisiva parola mussoliniana e la chiarezza delle cifre rispecchiano una verità matematica: nella nostra provincia il rendimento medio unitario di grano è cosi basso da farla classificare fra quelle meno produttive d’Italia
Poi passò in rassegna tutte le difficoltà territoriali della provincia lasciandosi andare ad argomentazioni davvero poco credibili:
Le avverse condizioni del terreno, sono aggravate da un clima decisamente ingrato. La irregolare e mal distribuita caduta delle piogge abbonda nel periodo autunno-invernale producendo danni con la rapidità di scorrimento sui terreni in declivio e col ristagno in fondi-valle, mentre scarseggia e manca durante la primavera e l’estate allorché sarebbe grandemente benefica.
E proseguì ancora sottolineando il problema delle "brinate tardive e .delle nebbie spesso fittissime" soprattutto lungo il Velino e Turano, e poi ancora delle inadeguate vie di comunicazione che incidevano sui "…prezzi dei concimi e degli altri mezzi di produzione", e come poi non far riferimento "..disagio economico della nostra popolazione", alle carenze del credito agrario e perfino ai governi passati "retrogradi" e disattenti nei confronti del reatino.
Tutte argomentazioni facilmente smentibili se si tiene conto che Rieti da sempre era considerata un vero e proprio paradiso cerealicolo, e che anzi, proprio a quelle condizioni ambientali denunciate da Peroni, doveva la qualità del suo grano capace di resistere alle ruggini come nessun altro in Italia.
Che i governi prefascisti fossero poi stati ingenerosi riguardo alla granicoltura reatina, fu una affermazione quantomeno ingenerosa se si tiene conto che la Cattedra ambulante di granicoltura di Rieti creata nel 1903 fu tra le pochissime finanziate direttamente dallo stato, il quale seguì direttamente il suo evolversi finanziando la sua trasformazione in Regia stazione sperimentale, e via via fino a farla crescere come il principale laboratorio di studio e ricerca granaria in Italia.
Nessuna delle argomentazioni di Peroni poteva giustificare quel 7,6 quintali per ettaro che per altro, ben lungi da costituire un dato anomalo, rappresentavano un vero e proprio successo se si tiene conto che nell’anno precedente la produzione media fu di 6,39 q.li, e nel quinquennio precedente la media fu di poco superiore ai 5 q.li.
Quindi in quell’annata si era ottenuto un aumento di produzione del 19% rispetto al 1930, e di circa il 50% maggiore alla media del quinquennio precedente, e questo è facilmente spiegabile con l’utilizzo delle sementi Strampelli da una parte degli agricoltori locali, soprattutto di alcuni grandi proprietari come i Potenziani che ruppero ogni filo con l’ambiente agricolo locale che vide nelle creazioni di Strampelli non una opportunità , ma una minaccia per l’antica e ormai insostenibile economia basata sul Rieti originario.
Nel concludere l’articolo Peroni non può fare a meno di rifugiarsi nella retorica fascista più retriva e vuota, quasi a voler sopperire con essa l’ostinazione degli agricoltori reatini:
"…colla serenità che deriva dalla coscienza dell’utile lavoro compiuto, con rinnovate energie, con raddoppiato ardore, con ritemprata fede, i nostri rurali mirino sempre più avanti, sempre più in alto"
Appena due anni prima Peroni aveva cosi concluso un altro suo scritto:
…il locale commercio del grano da seme, forte nel passato col Rieti originario, ben istradato e promettentissimo al presente con le razze Strampelli, di queste seguirà le sorti, guadagnando il luminoso avvenire a cui tende con onestà, con fermezza, con passione, con fede. E a Rieti rimarrà e si accrescerà la fama di centro produttivo dei migliori frumenti, con cui la patria italiana avrà l’auspicata vittoria: la Vittoria del grano. 125
La verità era che a Rieti dominava ancora incontrastato il culto per il frumento Reatino e per il Rieti originario e, semmai un’altra varietà si coltivava, questo era il Gentil Rosso e poi il Todaro n.11, prodotto proprio dal rivale nazionale di Strampelli , Francesco Todaro
In base ai dati riportati dallo stesso Corrado Peroni nella monografia Note sullo stato attuale della granicoltura in provincia di Rieti, edita dalla Cattedra provinciale di agricoltura che egli dirigeva, nel 1927 l’utilizzo delle razze elette, era limitato al 5 % della superficie granaria complessiva, appena 2200 ettari in gran parte di proprietà dei Potenziani, e di questo, meno del 3% era riferito alle razze Strampelli Carlotta, Mentana, Ardito ecc., mentre il rimanente era ad appannaggio della razza eletta Gentil Rosso fam.48 , selezionata genealogicamente dal Todaro.
Il rimanente 95 % della superficie, 41680 Ha, era coltivata con il Reatino, Gentil rosso comune, Rieti originario e altre varietà. 126
Il rifiuto dei grani Strampelli appare in tutta evidenza, e la frammentarietà del suo utilizzo, circa 15 varietà diverse in appena 22.000 ettari, testimonia una sorta di empiricità nell’utilizzo di tali frumenti, quasi fossero prove colturali effettuate per curiosità, senza cioè una precisa connessione tra varietà frumentarie e caratteristiche ambientali dei fondi agricoli.
Non a caso quando le varietà Strampelli si iniziarono a coltivare sistematicamente, si ridussero a tre o quattro, in modo particolare il Roma e il Virgilio, le quali nel 1927 non risultavano per altro coltivate in alcun fondo, e il Mentana che ricopriva appena lo 0,6% di quel 5% di superficie coltivata con varietà elette, e la situazione non si modificò affatto negli anni successivi come testimoniano i dati riportati da Nicola Calabrese per il 1930 che sottolineava come le razze elette erano utilizzate appena nel 6% della superficie cerealicola provinciale 127, e altrettanta conferma ci viene dall’inchiesta Ciferri che sottolineava come nel reatino in quegli anni dominava incontrastata la coltura dei grani tradizionali.
Altrettanto evidente appare il deciso cambio di rotta che si ebbe negli anni successivi alla negativa citazione mussoliniana, tanto che nel 1939 la situazione si era del tutto invertita, e le sementi elette erano coltivate sul 90% della superficie, non proprio come nell’Italia settentrionale dove le varietà comuni erano completamente scomparse in ben 26 province a favore dei grani Strampelli, ma in ogni caso, come testimonia la tavola seguente, in termini decisamente diversi rispetto a pochi anni prima.

  1927 1930 1939
Vecchie razze 95 94 10
Razze elette 5 6 90
Roma -   10
Mentana 0,6   20
Littorio     8
Virgilio     20
Frassineto 405     3
Rosso Di Leonessa 0,36    
Carlotta Strampelli 1,25   2
Gentil RossoFam.48 1,09    
Ardito 0,46    
Cervaro 0,1    
Inallettabile 0,2    
Varrone 0,2    
Fausto 0,1    
Baionette 0,2    
Todaro 48     2
Rieti     20
Altri* 0,98   3
* Edda, Villa Glori, Dante, Virgilio, Italo Balbo ecc
Testi tratti dal libro
La scienza del grano. Nazareno Strampelli e la granicoltura italiana tra le due guerre
di Roberto Lorenzetti
Roma, Mibac-Dga, Studi e ricerche, 2000.