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3. Le infrastrutture - parte seconda

All’origine della ricerca scientifica di Strampelli

(v. parte prima)

A Rieti le aspettative per la nuova cattedra erano molte anche se c’era poca chiarezza sulle sue reali prospettive operative.
C’era chi vi vedeva una grossa opportunità per arrivare ad un reale sviluppo del Rieti originario, chi ne voleva fare un laboratorio sperimentale di livello nazionale, in ogni caso tutti concordavano su ciò che la cattedra non doveva essere, e cioè una struttura ”… per predicazioni girovaghe ai contadini.”
In un primo articolo “L’Avvenire della Sabina” collocò il possibile orizzonte di azione della cattedra unicamente nella valorizzazione del Rieti originario:

"E senza dubbio, la Cattedra ambulante di Rieti, curando la selezione del miglior grano da seme che si conosca, potrà risolvere in gran parte il problema propostosi dall’on. Ministro, poiché è provato che il grano da seme della valle reatina da un prodotto maggiore di quello fornito da altre sementi"

Non dissimile l’opinione di Oreste Narduzzi che sullo stesso giornale auspicava per la cattedra di Rieti un ruolo nazionale, collocandola in un contesto più ampio di interventi ministeriali a sostegno della granicoltura del Paese.
All’istituto reatino riservava il ruolo del "…miglioramento del grano da seme di Rieti ed avvisare a tutti qui mezzi che valgano a tutelarne l’onesto commercio"
Egli auspicava poi un coordinamento tra i produttori e la cattedra, al fine che ne possa "…scaturire una istituzione di garanzia commerciale", mentre il direttore doveva essere "…consigliere intimo e sincero degli agricoltori del contado".
Il Comizio agrario, al di là della soddisfazione per la riuscita dell’operazione, pose al comune il problema dei fondi necessari al funzionamento dell’istituto.
Il contributo ministeriale non sarebbe stato sufficiente a far svolgere alla cattedra una adeguata attività, e invitò il municipio a stanziare un contributo e a farsi promotore di un consorzio di comuni del circondario che avrebbero dovuto contribuire proporzionalmente ai benefici ottenuti dalla nuova istituzione.
Il Comizio agrario aveva certamente ragione, d’altra parte sia la struttura consorella di Poggio Mirteto, sia le altre cattedre italiane operavano proprio grazie al contributo dei comuni e delle banche, ma la sollecitazione inoltrata dal comune non ottenne neanche una risposta.
Un ruolo fondamentale nel determinare il livello operativo in cui far muovere la cattedra l’avrebbe svolto il suo direttore che sarebbe scaturito da un apposito concorso che il ministero autorizzò subito il comune di Rieti a bandire.
Il municipio di Rieti nominò contestualmente il rappresentante nella commissione del concorso per direttore della cattedra che fu il prof. Giuseppe Brucchietti, e quello in seno al futuro comitato direttivo che fu Giuseppe Palmegiani, e lo stesso fece il Comizio agrario che per entrambi i ruoli nominò il suo segretario Pietro Fallerini.
Il Ministero di agricoltura nominò quali rappresentati in seno al comitato direttivo dell’Istituto reatino il principe Ludovico Potenziani e il marchese Francesco Canali , due dei principali agrari della valle reatina, senza quindi collocare all’interno dell’Istituto un proprio rappresentante istituzionale, e ciò a testimoniare quanto fosse lontana la prospettiva sperimentale che assunse successivamente l’istituto di Rieti.
Al bando risposero inizialmente solo otto candidati, e il ministero decise di rinviare l’espletamento del concorso invitando il comune a riaprirne i termini.
Alla fine i partecipanti furono quattordici e, esaminati i titoli e le relazioni presentate, furono ammessi a sostenere la prova orale che consisteva in una ipotetica lezione pubblica, tre soli candidati: Nazareno Strampelli, Silvio Laureti e Alfonso Maria Leoni.
Il tema che la commissione scelse era ovviamente legato alla granicoltura: "Principali miglioramenti da introdursi nella coltivazione del frumento, tenendo conto dello stato attuale della agricoltura nell’Italia centrale."
Ai concorrenti, ai quali vennero date 5 ore per preparare la lezione, venne esplicitato che l’ipotetico auditorio doveva essere di "…agricoltori di mediocre istruzione", e questo a sottolineare la dimensione didattica che si intendeva imprimere all’istituto.
Alla fine risultò vincitore Nazareno Strampelli con la votazione di 27/30, mentre gli altri due concorrenti riportarono la votazione di 24/30.
Nacque cosi il rapporto tra Strampelli e Rieti che con la Sabina aveva già avuto un contatto l’anno precedente quando vinse il concorso per direttore della cattedra ambulante di Poggio Mirteto, incarico che però rifiutò in quanto nel frattempo era stato chiamato alla cattedra di Agraria e estimo presso l’università di Reggio Calabria.
La pagina iniziale di questa vicenda è caratterizzata dalle profonde diversità di motivazione dei soggetti che ne furono artefici.
Da un lato Rieti che voleva la sua cattedra ambulante, dall’altro il Ministero di agricoltura che l’aveva concessa senza troppa convinzione, e sull’altro fronte Nazareno Strampelli che riuscì ad insediarsi nella valle reatina, la madre di quel frumento da cui mosse tutto il suo percorso di ricerca.
Nazareno Strampelli era nato a Crispiero di Castelraimondo il 29 maggio 1866.
Era proprio l’anno in cui l’abate Gregorio Mendel consegnava ad una memoria, che rimase ignorata per oltre un trentennio, le sue fondamentali leggi sulla trasmissione dei caratteri ereditari.
Strampelli segui quelle leggi senza conoscerle e, quando poi queste divennero note, gli confermarono la giustezza della strada che stava percorrendo, e che l’avrebbe condotto a scrivere una pagina fondamentale della storia della scienza agraria mondiale.
Dopo aver conseguito la maturità classica a Camerino, Strampelli frequentò la facoltà di agraria di Portici e di Pisa dove conseguì la laurea nel 1891.
Il suo curriculum universitario non fu in realtà pari al ruolo scienti-fico che ricoprì successivamente, pur se il suo voto di laurea fu di 130/130. Il 28 giugno 1887 sostenne il primo esame, botanica generale, con il prof. Arcangeli e il risultato non fu dei migli-ori, visto che riportò appena il voto di 18/30. A Portici in diversi esami non riuscì ad andare oltre a 7/10, e appena 6/10 fu il voto in geologia e mineralogia. Dove egli eccellette veramente fu in zoologia e entomologia (10 e lode), e tecnologia chimica agraria (10/10).
Nello stesso anno della laurea ricoprì il ruolo di assistente alla cattedra di chimica dell’università di Camerino, per passare poi nel 1895 a quella di fisica. Tra il 1893 e il 1894 diresse il laboratorio chimico delle miniere dell’Argentario, e negli stessi anni svolse numerose altre attività didattiche presso il ginnasio Varano di Camerino, la scuola normale e l’istituto tecnico della stessa città, tenendo lezioni di agraria anche ai soldati di leva.
L’impatto tra Nazareno Strampelli e l’ambiente reatino non fu dei più felici, al punto che, dopo le euforie iniziali , non pochi pensarono ad un fallimento dell’operazione e il giovane agronomo marchigiano sembrava destinato a seguire le sorti dei molti tecnici chiamati in passato dal comizio agrario per progettare un lancio su vasta scala del grano da seme Rieti originario, ma che poi, per la scarsità di mezzi che venivano loro messi a disposizione, declinavano il loro impegno.
Un rapporto inizialmente difficile quello tra Strampelli e Rieti, tanto che in più di una occasione egli pensò di abbandonare l’incarico per tornare ai suoi studi all’università di Camerino, o all’istituto tecnico di Reggio Calabria.
Per circa un anno la sede di questo istituto, destinato a rivoluzionare la granicoltura italiana e in qualche modo quella mondiale, rimase relegata in una stanza d’albergo.
Sul retro del fondo di un sedia, da noi recentemente rintracciata, Strampelli più tardi scrisse ironicamente: "Questo è quanto io ebbi a mia disposizione dall’ottobre 1903 all’aprile 1904 come materiale d’impianto e di funzionamento della Cattedra Sperimentale di Granicoltura"
Soltanto nel 1904 una prima sede fu reperita presso il palazzo della Cassa di risparmio in via Garibaldi che concesse in affitto sei vani dei locali del palazzo, e una parte del cortile al quale si accedeva da vicolo Chiavelloni ma si trattò di una soluzione che si rivelò ben presto inadatta e insufficiente.
Lo lamentava lo stesso Strampelli in una lettera del 26 novembre 1907 nella quale denunciava al sindaco le difficoltà logistiche derivanti dall’ubicazione dei locali collocati in parte al piano terra del palazzo, ed in parte nell’ex casa Crispolti, in modo che "...per passare dagli uni agli altri , è necessario uscire in strada e percorrere il vicolo Chiavelloni".
Inoltre, proseguiva Strampelli, "...detti ambienti, e specialmente quelli della casa Crispolti, hanno un accesso impossibile per ragioni igieniche e di decoro, e il piano terra della Cassa di Risparmio presenta impossibilità di collocamento di stufe e di altri caloriferi indispensabili per il riscaldamento nella stagione invernale "
C’era la necessita di nuovo spazio per contenere i campioni delle diverse varietà, forme patologiche eteratologiche del frumento, e di altri cereali studiati, cosi come si imponevano nuovi e adeguati spazi per istallare i laboratori di microscopia, microfotografia e batteriologia, problemi che furono solo parzialmente risolti con gli adiacenti locali dell’ex agenzia delle imposte.
Strampelli pensava di fatto ad una sede alternativa che aveva individuato nella palazzina del marchese Francesco Canali in via Garibaldi .
L’operazione andò in porto, ma anche in questo caso con notevoli problemi soprattutto per l’evoluzione dell’attività dell’istituto che necessitava di sempre maggiori spazi per i laboratori e le attrezzature.
Cosi nel 1907, quindi nel periodo in cui la cattedra ambulante di granicoltura stava per essere trasformata in Regia stazione sperimentale, Strampelli presentò ancora una volta al sindaco le difficoltà strutturali dell’istituto, sottolineando come, "…oltre agli ambienti attualmente destinati agli uffici ed al laboratorio chimico occorrono altre stanze da destinarsi a laboratori di microscopia , microfotografia e batteriologia, nonché altre stanze da servire per le collezioni, varietà e specie diverse, e forme patologiche e teratologiche del frumento ed altri cereali per conservazione e studio di selezione dei prodotti delle numerose ibridazioni , ecc."
La crescita delle esigenze dell’istituto non andava di pari passo con la disponibilità del comune di Rieti, ne tantomeno con la proprietà dell’edificio che nel 1915 fece addirittura pervenire a Strampelli una ingiunzione di sfratto.
L’esigenza di una nuova sede si faceva avvertire con sempre maggiore insistenza, e la questione venne più volte posta al Ministero di agricoltura.
Emilio Maraini già due anni prima aveva annunciato al sindaco di Rieti che il Ministero di agricoltura era orientato a costruire una apposita sede per l’istituto reatino; ma solo nel 1925 questo potette essere adeguatamente ospitato nello stabile appositamente costruito a Campo Moro dove ebbe sede fino alla sua soppressione.
Nel frattempo, sempre per volontà di Nazareno Strampelli, con il decreto luogotenenziale dell’otto giugno 1919, era stato fondato l’Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura con sede a Roma che, dopo essere stato ospitato prima nei locali del Ministero dell’agricoltura, poi in quelli dell’Istituto sperimentale zootecnico, ed infine in uno stabile a Porta Pia, potette anch’esso beneficiare di una adeguata sede appositamente costruita sulla via Cassia in base al progetto dell’ingegnere conte Stefano Gentiloni Silvery, e inaugurata nel 1930.

Testi tratti dal libro
La scienza del grano. Nazareno Strampelli e la granicoltura italiana tra le due guerre
di Roberto Lorenzetti
Roma, Mibac-Dga, Studi e ricerche, 2000.