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Viticoltura

Per la lotta contro la peronospora

Nella scorsa campagna antiperonosporica, qui da noi nelle Marche, per l’abbondanza di piogge dirotte, si ebbero non pochi insuccessi, constatati da parecchi agricoltori, i quali, avendo irrorato con poltiglia bordolese sino a cinque e più volte le loro viti, non riuscirono a salvarle dagli attacchi della peronospora.
Non è un fatto nuovo e viticultori e scienziati (italiani e francesi), impensieriti non dell’efficacia della poltiglia cupro-calcica (che è rimedio indiscutibile contro la peronospora), ma della facilità, con cui le pioggie possono asportarla dalle foglie, da tempo si vanno occupando di rendere più aderente la poltiglia stessa ed a tale scopo hanno provato di aggiungere sapone, gelatina, melassa ecc. senza però riuscire ad ottenere il desiderato aumento di adesione.
Anche a me, umile gregario fra i cultori di cose agrarie, nacque il desiderio di ricercare la risoluzione di tale questo, e nell’autunno passato, ripensando sempre a questo problema mi venne in mente di ricorrere alla gelatina e bicromato potassico, sostanze che, come a tutti è noto, mescolate sotto l’azione della luce formano un composto insolubile.
Compresi subito quali e quante obbiezioni si sarebbero potute fare, in teoria, sull’uso, da me escogitato delle dette sostanze, ma opinai di non dovere abbandonare l’idea e che solo provando e riprovando sarei potuto arrivare ad una conclusione favorevole o contraria ad esso. L’epoca, non era opportuna per incominciare subito, come avrei voluto, le esperienze e quindi dovei rassegnarmi ad aspettare la primavera e l’estate prossime.
Il bicromato ha proprietà fortemente antisettiche molto superiori a quelle del solfato di rame e per questo mi proposi di esperimentare la gelatina al bicromato non solo come sostanza atta a dare maggiore aderenza agli altri rimedi (unendola sia alla miscela cupro-calcica, sia ad acetato, od a piccole dosi di solfato di rame, sia a sali mercurici ecc.); ma anche rispetto all’azione sua come antiperonosporico in particolare ed anticrittogamico in generale.
In tanto per guadagnar tempo volli vedere se il cronco del composto insolubile, ottenuto da bicromato e gelatina sotto l’azione della luce, si potesse ridiscogliere nel mosto prima o nel vino poi. In una soluzione di gelatina (al 2 per 100) e bicromato (al 0,5 per 100) immersi dei grappoli di uva, dai quali, dopo averli tenuti al sole parecchi giorni, preparai del mosto e del vino e nei due liquidi, ben filtrati, ricercai il cromo. Il risultato fu negativo per entrambi.
Recatomi in Roma, nel febbraio testè decorso, feci conoscere le mie idee ed i risultati ottenuti al chiarissimo e valentissimo prof. Cuboni direttore di quella R. Stazione di Patologia vegetale, pregandolo dei suoi autorevolissimi consigli ed aiuti nello studio che mi ero proposto, ed egli, con la gentilezza che tanto lo distingue, mi offri di fare eseguire le prove, da me ideate, presso la Stazione stessa.
Volevo tacere per ora e parlarne solo ad esperienze compiute, ma l’agitazione ed il giusto fermento che attualmente si ha fra i viticultori, causato dal forte rincaro del solfato di rame, mi ha deciso a fare questa nota preventiva, la quale ha anche lo scopo di attestare pubblicamente al detto ch.mo prof. Cuboni la mia gratitudine.