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20. Conclusione

I grani strampelli nel mondo

A questo punto è d’obbligo domandarsi che fine abbiano fatto i frumenti Strampelli dopo il fascismo, e in quali altre parti del mondo sono stati coltivati durante e dopo la sua esperienza scientifica.

Difficile dare risposte complete in questo senso, sia per la parzialità dei dati disponibili, che per il modificarsi dei nomi dei frumenti in altri paesi, e per i successivi incroci genetici che questi hanno subito.
Solo una attenta ricerca sui genotipi delle specie coltivate potrebbe darci una risposta, ma questo, ovviamente, esula dal nostro campo disciplinare che altro non può fare che raccogliere i dati fino ad ora disponibili auspicando appropriate indagini nel campo dell’attuale genetica agraria, e contestualmente può offrire un contributo attraverso l’ausilio della documentazione storica dalla quale è possibile dedurre i luoghi in cui i frumenti creati a Campomoro sono stati sperimentati, almeno nella prima metà di questo secolo.
Di certo negli anni cinquanta, ad oltre un decennio della sua morte, 2.375.000 ettari, cioè a dire oltre il 50 % del totale della superficie granaria italiana, era ancora coltivata con i frumenti Strampelli ma, come ha notato giustamente il Montanari, se a tale superficie si somma quella coltivata con frumenti creati dagli allievi di Strampelli, e che hanno utilizzato i suoi genotipi, tale superficie è stimabile in oltre tre milioni di ettari per una percentuale di circa il 66%.
E che non si sia trattato di certo di un fatto di "moda" come sosteneva Francesco Todaro negli anni venti, lo testimonia il fatto che la produttività media per ettaro in Italia è cresciuta in funzione diretta all’impiego concreto dei frumenti Strampelli passando dai meno dei 10 q.li per ettaro nel triennio 1919-22 ai 12,6 come media del sessennio 1926 -1931, anni delle prime applicazioni concrete dei suoi frumenti, per salire ancora a 14,75 q.li nel periodo 1936-1939, e a 15,3 nel periodo 1949-51.
Si tratta di dati evidenti che, come abbiamo visto, si presentano con diverse sfaccettature regionali, soprattutto per quanto riguarda le differenze tra nord e sud, ma che mettono in chiara luce un elemento, e cioè che è facile stimare, come alcuni hanno fatto, che grazie ai frumenti Strampelli si sono prodotti in media oltre 20 milioni di quintali in più di frumento all’anno, il che vuol dire considerando solo il periodo in cui egli ha operato, un valore aggiunto in termini monetari di oltre 15 mila miliardi.
Se Strampelli ebbe la fortuna di avere a disposizione i suoi grani da proporre al momento giusto in funzione della battaglia del grano, non possiamo dire che fu altrettanto fortunato nell’aver operato in quel contesto per un concreto successivo riconoscimento dei suoi meriti.
Non c’è dubbio che egli anticipò di decenni la ricerca scientifica italiana, e valga per tutti il dato che dopo oltre un ventennio che la genetica agraria era stata alla base della rivoluzione granaria del paese, solo nel 1948 venne bandito un concorso universitario a cattedre di genetica, e occorrerà attendere il 1968 perché se ne bandisse uno specificatamente dedicato al miglioramento genetico delle piante.
Non pochi genetisti negli ultimi decenni hanno sottolineato che la ben nota rivoluzione verde messicana condotta dal Cimmyt (Centro Internacional de mejoramento de maiz y trigo), che nel 1970 fruttò il premio Nobel al prof. Borlaung che colse l’obiettivo dell’autosufficienza granaria in quel paese, l’aveva realizzata Strampelli un quarto di secolo prima, e che quindi il suo non fu altro che il proseguo del lavoro scientifico che si era svolto fin dall’inizio del secolo a Rieti.
Se si tiene conto che Norman Borlaung ebbe a disposizione mezzi finanziari e strutture di ben altro spessore di quelle che Strampelli ebbe a disposizione a Rieti, e che i risultati che egli ha ottenuto in Messico furono solo temporanei, ci si può rendere conto della genialità dell’opera dello scienziato reatino.
Si notava di recente nel mondo della genetica:

Il Cimmyt in sostanza ha ripercorso le tappe di Strampelli con vari decenni di ritardo, ma non solo! Certe acquisizioni come la bassa taglia, l’insensibilità al fotoperiodo e l’incrocio sistematico tra varietà invernali e varietà primaverili, sono maturate nel corso di diversi anni. Nel caso di Strampelli invece, il vero segreto, l’autentico colpo di genio, sta proprio in quell’incrocio (capolavoro) triparentale (meglio chiamarlo forse pentaparentale…Si tratta di un incrocio chiave, un vero crogiolo genetico (melting pot).

Lo ricordava di recente il genetista americano Warren Kronstad nel corso della quinta conferenza internazionale sul frumento che si è tenuta ad Ankara nel 1996,
sottolineando come Nazareno Strampelli fu il primo studioso al mondo ad utilizzare varietà giapponesi come l’Akakomughi.
Lo fece fin dai primi anni del ’900 con l’obiettivo di ridurre l’altezza del frumento e aumentarne la produttività, esattamente lo stresso percorso seguito molto tempo dopo da Norman Borlaung.
Strana situazione quella della genetica agraria italiana degli ultimi decenni che sembra essere affetta da una esterofilia e soprattutto da un americanismo esasperato, dimenticando il suo principale maestro, e dallo stesso mondo a cui essa guarda come l’unica luce possibile, arrivano attestati di riconoscimento verso Nazareno Strampelli come quello recente di Warren Kronstad.
Non ci competono giudizi nei riguardi di una importante disciplina come la genetica, ma crediamo francamente che l’opera di Strampelli vanti crediti non solo sul terreno della storia agraria per la quale questo lavoro tenta in parte di porre rimedio, ma anche all’interno della specificità disciplinare che ha contribuito a far nascere e sviluppare in Italia e nel mondo.
Slavko Borojevic, professore di genetica presso l’università di Novi Sad, e uno dei personaggi più accreditati della genetica agraria internazionale, ha da sempre sottolineato la straordinarietà scientifica dell’opera di Strampelli, cosi come altri studiosi italiani come Angelo Bianchi, ed altri del dopoguerra come il suo principale allievo Bernardino Giovannelli, Cirillo Maliani, Giuseppe Tallarico, Viscardo Montanari, mentre solo pochi dell’ultima generazione ne seguono le orme dimenticando come grazie a Strampelli la genetica agraria italiana è stata per lungo tempo maestra nel mondo.
Se c’è un limite nell’esperienza di Strampelli, fu quello di aver comunicato poco con il resto della comunità scientifica.
Le sue pubblicazioni sono scarse. Nessun volume, ma solo una certa quantità di articoli in larga misura solo schede dei suoi grani, quasi dovessero essere essi a parlare per lui.
Tale disattenzione appare ancor più ingiustificata se si tiene conto che i frumenti Strampelli non appartengono al passato ma continuano a vivere sia nei genotipi che egli ha creato incrociati oggi con altri frumenti, sia nelle forme che egli stesso ha fissato a Rieti, tanto che alcune varietà come il Senatore Cappelli, Damiano, Aziziah, Mentana, Roma, Salto, S.Pastore,Villa Glori e Virgilio, figuravano iscritte nel 1963 nel Registro nazionale delle specie e varietà coltivate, e ancora nel 1981 vi figuravano il Cappelli e S.Pastore.
Il genetista Angelo Bianchi ha indagato in questo senso sulle specie coltivate in Italia dal 1972 al 1995 e i risultati sono sorprendenti.
Il frumento tenero S.Pastore, una delle ultime creazioni di Strampelli, negli anni settanta era ancora il frumento maggiormente coltivato in Italia e in numerose altre parti del mondo
E quando all’inizio degli anni novanta si riduce la percentuale di superficie su cui viene coltivato, ciò avviene a favore di altri frumenti come il Libellula, Marzotto, Irnerio, Mec ecc., i quali hanno la caratteristica comune di possedere almeno un genotipo dei frumenti Strampelli come il Villa Glori, L’Ardito, il S. Pastore e il Damiano.
E per quanto riguarda i grani duri, tra i maggiori coltivati ancora oggi sono il Capeiti, il Patrizio, l’Appulo, il Cresco ecc., ma nota Bianchi, in questo caso "…la dipendenza da Strampelli è anche più stretta, peraltro per cosi dire monotona: nessuna delle varietà, prime o seconde nella graduatoria, ha potuto evitare di risultare generata, in una maniera o in un’altra, dal Cappelli", il ben noto grano duro che Strampelli diffuse nel contesto della battaglia del grano.
Difficile dire quanto siano stati, e, quanto ancora oggi, sono coltivati i frumenti Strampelli nel resto del mondo.
Abbiamo provato a seguire le tracce delle diverse sperimentazioni in altri paesi, e i risultati sono sorprendenti, tanto che i frumenti creati nel laboratorio di Campomoro, in grandi o piccole quantità, sono stati introdotti in ogni paese al mondo che avesse terra adeguata a questa coltivazione.
Le porte internazionali si aprirono con Strampelli dopo il successo del Carlotta, e soprattutto dopo il prestigioso premio ricevuto dal 1919 dall’Accademia dei Lincei.
All’inizio fu Strampelli che cercò di sperimentare il Carlotta in altre parti del mondo offrendone una piccola quantità agli istituti sperimentali di diverse paesi, ma man mano la fama dei risultati offerti da tale frumento raggiunse gran parte del mondo agrario internazionale e perfino da Cuba giunse una richiesta da parte del governo di quel paese che chiedeva di sperimentare il Carlotta tramite la propria Estaction experimental agronomica.
Successivamente Strampelli non ebbe più bisogno di offrire il suo grano per farlo sperimentare in altre nazioni, ma furono esse stesse a rivolgersi costantemente a lui per ricevere i grani creati a Rieti e valutarne l’applicazione.
Che i frumenti Strampelli fossero utilizzati nel lavoro di bonifica agraria delle colonie italiane è cosa ovvia, e nel 1924 si iniziarono prove colturali in Abissinia, mentre tra il 1924 e il 1926 in Cirenaica vennero sperimentati i grani Ardito, Luigia, Apulia, Cervara, Potenziani, Riccio, Bersagliere, e la stessa cosa deve essere accaduta anche in Libia se non altro perché a dirigere i servizi agrari della colonia venne chiamato Emanuele de Cillis, da sempre attento osservatore della ricerca di Strampelli
Nell’annata 1926-27 venne istituito un campo di prova dall’ufficio per i servizi agricoli della Cirenaica a Bendasi, e l’anno dopo altri ne furono impiantati in Somalia nei pressi di Mogadiscio gestito dall’ufficio agrario locale, in Eritrea nei pressi di Asmara, a Rodi, gestito dalla Direzione dell’agricoltura del governo di quel paese, in Libia a Toera, e a Tripoli.
Va anche detto che non poche furono le sperimentazioni dei frumenti Strampelli in altri paesi africani come quelle attuate nel 1924 nella Colonia Meknes in Marocco con i frumenti Dauno, Cappelli, Ardito, Apulia, Luigia e Cervaro, quelle realizzate con gli stessi frumenti dal servizio botanico del Ministero dell’agricoltura tunisino, e quelle del Stazione sperimentale di Bathurst in Sud Africa con il Carlotta, l’Ardito il Varrone e il Rieti.
L’ambiente agrario italiano era orgoglioso dei risultati che Strampelli otteneva nel mondo, tanto che il direttore dell’Italia Agricola nel 1924 gli scrisse per comunicargli che il Departement of Agricolture del Goouvernement of Western Australia, lo aveva portato a conoscenza che il frumento Ardito aveva dato risultati eccezionali, e altrettanto positivi erano state le sperimentazioni sugli altri grani sperimentati in quel paese.
Nel 1923 il Dipartimento di botanica dell’università di Manitoba in Canada iniziò a sperimentare la coltivazione del Rieti 745, mentre nel 1925 nella Stazione agronomica di Haina, del Ministero dell’agricoltura di Santo Domingo si iniziò a sperimentare il frumento duro Cappelli.
Sempre nel 1925 nel Tewfik Fahmy-Micologist del Ministero dell’agricoltura egiziano si provarono diverse varietà, e la stessa cosa accadde nella Estaciòn Central de Ensayo de Semillas di Madrid.
In Romania prima il prof. Jean Titzu, direttore della Station Metereologique Agricole-Copou, poi l’agronomo N.Laulescu sperimentano il Carlotta, l’Ardito, il Cervaro, il Marrone, il Rieti che Strampelli gli spediva da Rieti
Anche in Uruguay le sperimentazioni dei grani Strampelli avvennero per iniziativa ministeriale e devono avere avuto una notevole risonanza se nel 1924 Jose Roina, delegato uruguayano dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, scrisse a Strampelli: "Il suo nome, illustre professore, è notissimo nel nostro Pese" e si propone di collaborare con lui per la diffondere ulteriormente i suoi grani in Uruguay.
In Cile Negretti e Zambia, rappresentanti cileni dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, avevano introdotto da tempo i frumenti Strampelli e, come Pacifico Toscano per l’Argentina, tendevano a proporsi come suoi agenti in America Latina, e, anche attraverso la legazione cilena a Roma, facevano forti pressioni a Strampelli perché inviasse i suoi frumenti in Cile.
Di certo tra il 1924 e il 1926, come riferisce un rapporto dell’ Istituto Biologico de la Sociedad Nacional de Agricoltura del Cile, iniziò la sperimentazione dei grani Carlotta, Ardito, Cervaro Strampelli, Potenziani e Varrone.
In Grecia l’introduzione dei grani Strampelli avvenne tramite la Società ellenica di agricoltura, e lo stesso Ministero dell’agricoltura greca, con risultati notevolissimi tanto da far scrivere a J.Papandreus che nel campo di Geraka in Attica, l’Ardito rese 660 Kg per ettaro, contro i 350 della razza locale Del Deve mentre in Tessaglia il rapporto fu 566 Kg.contro 356.
Già negli anni venti in Francia i frumenti Strampelli vinsero un concorso internazionale al quale parteciparono 230 concorrenti da ogni parte del mondo con 600 diverse varietà.
L’Istituto di patologia vegetale del Ministero dell’agricoltura francese iniziò la sperimentazione del Carlotta, la Scuola Nazionale di Agricoltura di Grignon quella dei frumenti Mendel, Ardito, Varrone, Riccio, Apulia, Cervaro, Dauno, mentre il .Laboratorio di botanica dell’universitè de Toulose, il Laboratoire Genelogique e Agricole de Bézieres, i servizi agricoli del Bouches du Rhone e lo Stabilimento Denaiffe, di Carignan si concentrarono prevalentemente sull’Ardito. Anche la stampa specializzata francese si interessò largamente ai frumenti Strampelli, e il Jurnal d’Agricolture Pratique, riportò i risultati di una sperimentazione effettuata dalla Società centrale di agricoltura nella quale il Carlotta aveva primeggiato su tutti gli altri frumenti con un rendimento di 14, 80 quintali per ettaro contro i 12,20 del Bordeaux.
La Revue Agricole dedicò un apposito articolo alle creazioni di Strampelli, e alle applicazioni in Aquitania dove vennero impiegati il Carlotta, l’ Ardito, il Varrone e il Vittorio Veneto, e il Bolletin Mensil du Comice Agricole de Castres si soffermò specificatamente sul frumento Carlotta.
Nel 1924 arrivò a Rieti una delegazione di studiosi francesi, della quale facevano parte M Rouart, presidente dell’Office agricole du Sud-Ouest, M. Nicolas, professore di agraria all’università di Toulose, M. Séverac, responsabile dei servizi commerciali della Compagnie du Midi, il prof. Serin, e M.Maylin, Prèparteur a la Station d’essais de semences di Parigi, e di questa esperienza venne pubblicato un lungo resoconto negli Annales de la Science Agronomique française et etrangère.
Nel 1930 alcuni imprenditori italiani che operavano nel settore agricolo in Francia richiesero a Strampelli l’esclusiva per l’importazione dei suoi frumenti per quel paese e per la Spagna.
Essi riferivano come, specialmente nel sud-ovest della Francia, i frumenti precoci creati a Rieti avevano conquistato uno spazio di tutto rilievo andando spesso a soppiantare i frumenti distribuiti dalle ditte Villemorin, Tourneur e Frères che gestivano in qualche modo il monopolio frumentario francese .
Era quindi necessario costituire una apposita società che provvedesse a coordinare l’ importazione e a diffondere capillarmente i frumenti Strampelli in Francia dove potevano conquistarsi uno spazio di mercato decisamente rilevante.
In Messico gli esperimenti sui grani Strampelli si dovettero interrompere a causa della rivoluzione che impedì di ritirare il carico partito da Rieti, ma ripresero subito dopo per iniziativa dell’ingegnere Marte R. Gòmez, direttore del Poder Ejecutivo Federal, e quindi della Direzion General de Agricoltura dell’ Estado de Coahila de Zaragoza che avviò la sperimentazione dei frumenti Carlotta, Varrone, Ardito, Gregorio Mendel, Baionette, Apulia, e Cervaro.
In Brasile, come testimonia una relazione dell’ agronomo Joao Grochowalski, il Carlotta era stato sperimentato fin dal 1923, mentre l’Istituto Cantonale di Mazzana nel Canton Ticino sperimentò a lungo l’applicazione dell’Ardito
L’ Istituto per l’allevamento delle piante dell’Università di Zagabria sperimentò tutte le varietà che Strampelli riuscì ad inviargli da Rieti, cosi come l’Istituto Nazionale Turco di Selezione mentre l’ Institute of applied botany & new cultures bureau of introdution di Leningrado, propose all’istituto reatino una collaborazione sperimentale sul mais. (
Nel 1934 i frumenti Strampelli erano tra i più coltivati del Portogallo, soprattutto nei distretti di Portalegre e Evora dove si faceva largo uso delle varietà Mentana, Ardito, Carlotta Strampelli, Vittorio Veneto e anche in modo significativo del Rieti.
In modo particolare la Estación Agronómica Nacional, nata nel 1936, e la Estación para la Mejora de Plantas di Elvas, realizzarono nel 1942 diverse altre ibridazioni utilizzando i frumenti Strampelli come il Villa Glori e l’Ardito incrociati rispettivamente con il Precoce e il Manshots.
Ancora più evidente è stato questo processo in Spagna dove i frumenti Mentana, Damiano Chiesa, Villa Glori, Ardito, Zara ed altri, sono stati incrociati con frumenti locali e africani dando vita a numerosi altri tipi largamente impiegati.
Slavko Borojevic, riferisce come tra il 1956 e il 1957 furono importate in Jugoslavia campioni di ben trenta varietà italiane, e decine di altre provenienti dalla Francia, Grecia, Austria ed altre parti del mondo.
L’obiettivo era quello di verificare quale fosse il frumento migliore per un clima freddo come quello dell’ex Jugoslavia.
Tra tutte primeggiò il S.Pastore che Strampelli aveva creato molti anni prima tanto che "…in pochi anni divenne la varietà leader del paese" e altrettanto successo questo frumento ebbe in Ungheria, Romania e Bulgaria.
Zhou Xiangchun ha di recente riferito riguardo all’utilizzo dei grani Strampelli in Cina dove furono introdotti negli anni trenta in occasione di una mostra agraria allestita a Percival.
Vi furono esposti i famosi "grani della vittoria", il Villa Glori, il Mentana e l’Ardito che, successivamente moltiplicati, furono messi a coltura.
Il primo che trovò largo impiego fu il Villa Glori che, sotto il nome cinese di Zhongnong 28, venne impiegato fin dal 1938 nella provincia sud-occidentale di Sichuan, seguito dalle altre due varietà nelle medie e basse aree del fiume Azzurro.
Ma la vera applicazione su larga scala i frumenti Strampelli l’ebbero dopo il 1949, quando nel contesto della rivoluzione maoista la superficie granaria della Repubblica popolare venne aumentata del 30% coprendo una superficie di oltre 30 milioni di ettari.
I frumenti Strampelli, insieme ad alcuni altri italiani che, come abbiamo visto, derivano in ogni caso geneticamente da quelli di Strampelli, contribuirono a far sì che la produzione media per ettaro in Cina aumentasse di ben cinque, volte passando dai 7 ai 35 q.li.
Cosi i grani che in Italia erano stati gli artefici della battaglia del grano, vero e proprio simbolo della cultura fascista, in Cina furono al servizio della rivoluzione maoista.
Dalla provincia di Sichuan le varietà Strampelli già introdotte, alle quali si aggiunse successivamente il S.Pastore, si diffusero progressivamente nelle vallate del fiume Azzurro, quindi in quelle del fiume Giallo e in quelle del fiume Huai, in un territorio vasto circa dieci volte l’Italia.
Il frumento Mentana che in Cina ha assunto il nome di Nanda 2419, nel 1961 era ancora coltivato su una superficie di oltre 70 milioni di Mu, cioè a dire circa 4.666.000 ettari, all’incirca l’intera superficie granari italiana, e dalle operazioni di breeding effettuate successivamente, scaturirono ben 110 diverse nuove qualità di frumento: 31 derivarono dall’Ardito, 28 dal Virgilio e 20 dal S.Pastore. Complessivamente ben 189 diverse qualità di frumento coltivate in Cina derivano direttamente dai frumenti che Strampelli creò a Rieti, e il numero è di certo approssimato per difetto se si tiene conto che una indagine del 1992 del genetista Zheng ha messo in luce che oltre 600 qualità di frumento con pedigree noto, coltivate attualmente in Cina possiedono almeno un genotipo italiano, ed è facile immaginare quanti di questi derivino direttamente e indirettamente dai grani Strampelli.
Cosi, come sottolinea ancora una volta Zhou Xiangchun, altre varietà introdotte in Cina fine alla metà degli anni ’70, come i frumenti cileni Orofen e Rulofen altro non sono che le creazioni in linea diretta del Mentana.
E se a questo si aggiunge che le varietà Strampelli sono state largamente utilizzate nel breeding cinese, sia in termini di incrocio con altre razze, che di selezione diretta, ha di certo ragione chi ha sostenuto che "…per la Cina il vero e unico "Cimmyt" è stato il breeding italiano grazie a Nazareno Strampelli e ai breeders venuti dopo di lui"
Negli anni venti si impiantarono numerosi campi di orientamento e di prova all’estero tra i quali quelli francesi di Valence sur Rhone, quello della Station d’essais de semences di Parigi diretta dal Prof. Emile Schribaux e di Roye, quest’ultimo per iniziativa del Prof. Roaul Lamaire,
e quello della Station Central d’Amemoration del Plates de Grand Cuture nei pressi di Versailles, oltre a due in Corsica, il primo per iniziativa della Direzione dei servizi agricoli della Corsica, e l’altro gestito dalla Scuola d’agricoltura di Aiaccio.
In Romania un campo di orientamento era curato dal Prof. M.Saulescu, e un altro, nei pressi di Bucarest, fu impiantato per iniziativa dell’on.Alexsander Algin dell’ Accademia di Agricoltura.
In Germania un campo venne impiantato e curato dal Prof. T. Roemer a Halle, Saale, e un altro dal dott. W.Bausse, che per altro era delegato dell’Istitut International d’Agricolture.
In Turchia ne esisteva uno nei pressi di Adona, un altro in Lettonia curato dalla Sole Kcijas Staxija e un altro ancora in Spagna a Pamplona, curato da Don Carlos Eugui Barricola.
In Grecia abbiamo trovato notizie di almeno tre campi di orientamento e prova, uno a Larissa per iniziativa della Stazione di miglioramento delle piante diretta dal Prof. Papadakis, l’altro nei pressi di Atene curato dal dott. A. Parastevopulos, e l’ultimo curato dal Prof. Stravros, Direttore della Scuola Superiore di Agricoltura di Atene
In Olanda l’iniziativa di istituire un campo di orientamento dei frumenti Strampelli l’assunse l’ Istitut pour l’amelioration des plantes nei pressi di Wageninghen, mentre il Prof. Egidio Gaetano Rebonato ne impiantò uno a Saltillo Coah in Messico.
Il conte N. Brettan fece lo stesso a Tangeri, e il dipartimento agricolo australiano ne impiantò uno nei pressi di Sidney, cosi come quello indiano che fece lo stesso nei pressi di Burna, mentre in Sud Africa se ne impiantò uno per iniziativa del Commissariato agricolo.

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Tabella
diffusione dei grani da seme

Va poi detto che una notevole quantità di frumenti Strampelli furono esportati direttamente dall’Associazione Riproduttori Sementi di Rieti, per altro in quantità notevoli come si deduce dalla tabella seguente relativa al riepilogo per la quantità esportata dei diversi frumenti, anche se non se ne conosce la destinazione.
Abbiamo già detto che non è di nostra competenza dar conto dell’ impiego dei frumenti Strampelli nel mondo, soprattutto perché, in tale percorso d’indagine, l’attestazione documentaria dell’introduzione di un determinato frumento, è solo uno degli anelli al quale occorrerebbe aggiungere quelli del successivo impiego delle specie coltivate dopo le fasi sperimentali e di moltiplicazione, e ancor di più il discorso si pone all’ esterno del nostro campo disciplinare, quando si tratta di indagare sulle operazioni di breeding effettuate in loco sia tra i frumenti Strampelli e le razze locali, sia tra queste ed altri frumenti importati da altri paesi ma che a loro volta altro non sono che il risultato di incroci con i grani dello scienziato reatino.
Quanto abbiamo esposto è solo il primo livello di attestazione utile comunque a testimoniare lo straordinario ruolo avuto dai frumenti Strampelli nella granicoltura mondiale.
Un ruolo sul quale varrebbe forse la pena indagare, e non tanto, o quantomeno non solo, per misurare quanto quei frumenti italiani creati in quella fucina di Campomoro, abbiano contribuito allo sviluppo della cerealicoltura di altri paesi, ma anche per apporre un’altro tassello in quel mosaico di crediti che la figura di questo scienziato riteniamo possa ancora legittimamente vantare.

Testi tratti dal libro
La scienza del grano. Nazareno Strampelli e la granicoltura italiana tra le due guerre
di Roberto Lorenzetti
Roma, Mibac-Dga, Studi e ricerche, 2000.